Centro storico, parte il forum ma il conto alla rovescia per il periodo più difficile, quello estivo, è già cominciato: serve subito un progetto concreto per la vivibilità

Al via il percorso partecipativo nel Municipio Centro Est, ma sullo sfondo restano decenni di divisioni della popolazione, mediazioni fallite e tensioni sulla vivibilità. La sfida vera è tenere insieme risposte immediate e visione di lungo periodo, senza farsi trascinare dagli opposti estremismi

Un percorso partecipativo per provare a mettere ordine nelle tante richieste che arrivano dal centro storico e trasformarle in un lavoro comune tra istituzioni e territorio. Parte da qui “Verso un Forum di cittadinanza nel Municipio 1 Centro Est”, l’iniziativa che punta a costruire politiche condivise, superare la frammentazione degli interventi e definire priorità riconosciute da chi vive e lavora ogni giorno nel cuore della città.

Il primo incontro è fissato per lunedì 20 aprile, dalle 19.30 alle 22.30, nella sede del Genova Blue District di via del Molo 65. Sarà il primo passaggio di un calendario destinato a proseguire fino a dicembre e aperto alla partecipazione di cittadini, associazioni, comitati, esercenti e realtà civiche del territorio. L’idea è quella di creare uno spazio stabile di ascolto e confronto, capace non soltanto di raccogliere segnalazioni ma anche di trasformarle in proposte operative.

Alla base del progetto c’è il lavoro svolto nei mesi scorsi, durante i quali Comune e Municipio hanno raccolto sollecitazioni, lettere, raccolte firme, documenti e dossier sul centro storico. Parallelamente sono stati organizzati momenti di ascolto con la cittadinanza, sia in forma organizzata sia informale, e con i diversi soggetti che negli ultimi mesi hanno preso parte alle assemblee sul territorio. Da questa fase preliminare sono nate linee sperimentali pensate per far dialogare in modo più stretto diversi settori dell’amministrazione comunale, in particolare urbanistica, sicurezza, politiche abitative e sociale, così da evitare interventi isolati e dare risposte più coerenti.
C’è da fare una premessa. La storia degli ultimi decenni del centro storico, dopo la rivolta del maggio 1995 (nata come scontro tra pusher italiani e pusher stranieri e poi allargatasi ad ampie fasce di popolazione, con significativi scontri e tensioni, caratterizzati anche da cariche delle forze dell’ordine), racconta che uno dei limiti più forti della lotta dei residenti per la vivibilità è la mancata unità dei residenti stessi (che poi si trascinano i politici che puntano al consenso), costantemente spaccata dalle due punte estreme a forte connotazione politica: da una parte i gruppi con istanze securitarie tirate all’estremo, non di rado razziste, dall’altra quelli contrari ad ogni forma di controllo che pensano di risolvere tutto esclusivamente con interventi di carattere sociale. Entrambe le fazioni non sembrano capire (e forse non vogliono capire, o forse non conviene loro, politicamente, capire) che servono sia il controllo sia le iniziative sociali, soprattutto nelle prime fase, quelle in cui il sociale – che dà i suoi risultati solo a medio e lungo termine, deve ingranare. In mezzo ci sono migliaia di cittadini che vorrebbero solo la vivibilità, rappresentati da diversi comitati che negli anni, nei decenni, hanno tentato varie volte la mediazione con le due punte insieme, inutilmente, mentre il fronte si spaccava dietro ai personalismi. È successo anche di recente, nei mesi scorsi. Ora si apre una nuova fase assembleare organizzata dalle istituzioni, di lunghissimo periodo, mentre ci avviciniamo, invece, al periodo tradizionalmente caldo della crisi di vivibilità del centro storico, tra la seconda parte della primavera e l’estate. Insomma, servirebbero risposte immediate insieme alla programmazione a lungo periodo per evitare di scivolare nel baratro. Occorre sterilizzare le punte estreme, uguali e contrarie, che da sempre tirano per la giacchetta da una parte e dall’altra le amministrazioni di turno, annullandosi vicendevolmente e, purtroppo, annullando anche le speranze dei cittadini “di mezzo”, la stragrande maggioranza. I social, purtroppo, amplificano le rispettive istanze, facendo sembrare le due fazioni opposte affollate e maggioritarie, ma non è così: sono solo le più rumorose. Occorre molto equilibrio per mediare una soluzione pratica e operativa. Bisogna disinnescare le soluzioni ideologiche: questa è la base imprescindibile di qualsiasi progetto positivo per il centro storico. E occorre che questa soluzione, certamente complessa, oltre ai traguardi a medio e lungo percorso a cui, si intravede stia puntando il progetto dell’amministrazione, contempli anche azioni immediate, anche sociali, a cui devono cooperare tutti: Comune, forze di polizia, Asl (e, quindi, Regione). La quadratura del cerchio non è semplice e continuare a parlarsi addosso certamente non può portare a nulla di positivo.
L’assessore al Decentramento e Partecipazione Davide Patrone spiega che il Forum non va considerato come un punto di arrivo, ma come un’occasione concreta per sperimentare strumenti capaci di rafforzare la coesione sociale e la progettazione condivisa. Secondo Davide Patrone, questo percorso si inserisce nel cuore della riforma dei Municipi e della partecipazione, con l’obiettivo di dare nuovo peso sia alla cittadinanza attiva sia al ruolo rappresentativo degli eletti nei Municipi, a partire proprio dal Centro Est.
Sulla stessa linea anche l’assessora all’Urbanistica Francesca Coppola, che collega l’iniziativa alla visione della “Città dei 15 minuti”. Per Francesca Coppola si tratta di un metodo che prova a tenere insieme rigenerazione urbana, trasformazioni sociali, cultura, educazione e cura degli spazi, rimettendo al centro una sostenibilità capace di far dialogare economia, ambiente e qualità della vita. Per l’assessora si tratta di un metodo che prova a tenere insieme rigenerazione urbana, trasformazioni sociali, cultura, educazione e cura degli spazi, rimettendo al centro una sostenibilità capace di far dialogare economia, ambiente e qualità della vita.
La presidente del Municipio 1 Centro Est Simona Cosso sottolinea invece la portata politica e territoriale della sfida, spiegando che il percorso vuole aprirsi a tutte le realtà che vivono e operano nei quartieri del Municipio e nel centro storico, creando un luogo di confronto in cui valutare criticità e opportunità, condividere possibili soluzioni e costruire una rappresentanza civile fondata sulla corresponsabilità tra istituzioni e cittadini.
Il modello scelto si muove su due binari. Da una parte punta a favorire un confronto reale tra amministrazione e territorio, con strumenti strutturati per affrontare anche i conflitti e arrivare a decisioni condivise. Dall’altra mira ad allargare la partecipazione coinvolgendo non solo i soggetti già presenti nei percorsi istituzionali, ma anche cittadini attivi e realtà civiche finora rimaste ai margini.
Fin dall’inizio ai partecipanti verrà proposto un patto di collaborazione, pensato come un atto pubblico e trasparente in cui saranno fissati obiettivi, tempi, modalità organizzative e strumenti di monitoraggio. Una scelta che, nelle intenzioni dell’amministrazione, dovrebbe consentire di partire subito con la sperimentazione e di allargare il concetto di cura, non limitandolo agli spazi fisici ma estendendolo all’intera comunità.
La fase iniziale del percorso sarà divisa in due momenti: una prima parte informativa per presentare l’impianto complessivo dell’iniziativa e una seconda dedicata alla progettazione partecipata, nella quale far emergere temi, priorità e possibili azioni. Da quel lavoro dovranno poi nascere progettualità da sottoporre a una verifica operativa. Gli appuntamenti successivi seguiranno lo stesso metodo, affrontando nuovi nodi e tornando su quelli già emersi, fino ad arrivare a novembre, quando è prevista una restituzione pubblica del lavoro svolto e dei risultati del monitoraggio.
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